l’anima danza

tra fiori oblianti

e note gitane.

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Giocando con le foto

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fantasie colorate

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Informazioni su Anna Laura

Tutto cio' che non mi distrugge mi rende piu' forte.

»

  1. stefano ha detto:

    …..mi piace l’idea dell’anima che danza fra la materialità dei colori e la concettualità delle note.
    …..mi piacerebbe che anche la componente materiale della nostra esistenza sapesse muoversi, con altrettanta leggerezza, fra la materia e l’astrazione.

    Buona giornata, Stefano.

  2. Carpe Diem ha detto:

    Ciao Stefano,
    in questi giorni mi sento cosi’…vorrei volare…ma le mie ali sono ferme…muovo le braccia solamente in un minuscolo movimento ,solo per indicare al mouse quale colore scegliere …quale dimensione salvare…
    Un caro abbraccio!

  3. Sonia ha detto:

    Che bello il tuo blog!
    sono giunta qui cercando una foto ed è stata una bella sorpresa!
    spero non smetterai di scrivere.

  4. Marpie ha detto:

    El DUENDE

    Una volta, la cantaora andalusa Pastora Pavón, «La bambina dei pettini», cupo genio ispanico, pari in capacità fantastica a Goya o a Rafael il Gallo, cantava in una taverna di Cadice. Giocava con la sua voce d’ombra, con la sua voce di stagno fuso, con la sua voce coperta di muschio, e se la intrecciava nella chioma o la bagnava nella camomilla o la perdeva in gineprai oscuri e lontanissimi. Ma niente; era inutile. Gli ascoltatori restavano zitti.
    Era presente Ignacio Espeleta, bello come una testuggine romana, cui una volta domandarono: «Come mai non lavori?»; ed egli, con un sorriso degno di Argantonio, rispose: «Come posso lavorare se sono di Cadice?».
    Era presente Eloisa, la calda aristocratica, meretrice di Siviglia, discendente diretta di Soledad Vargas, che nel Trenta non volle sposare un Rothschild perché non le era eguale per sangue. Erano presenti i Floridas, che tutti credono macellai ma che, in realtà, sono sacerdoti millenari che continuano a sacrificare tori a Gerione; e, in un angolo, l’imponente allevatore di bestiame don Pablo Murube con l’aria di una maschera cretese. Pastora Pavón finì di cantare nel silenzio. Solo, e con sarcasmo, un uomo piccolino, di quegli ometti ballerini che escono all’improvviso dalle bottigliette di acquavite, disse con voce grave: «Viva Parigi!», come a dire: «Qui non ci interessano le capacità, né la tecnica, né la maestria. È altro ciò che ci interessa».
    Allora La bambina dei pettini si alzò come una folle, gobba come una prefica medievale, trangugiò d’un sol sorso un gran bicchiere d’acquavite come fuoco, e si sedette a cantare senza voce, senza fiato, senza sfumature, con la gola riarsa, ma… con duende. Era riuscita a uccidere l’intera impalcatura della canzone per cedere il posto a un duende furioso e rovente
    Così, dunque, il duende è un potere e non un agire, è un lottare e non un pensare.
    «Il duende non sta nella gola; il duende sale interiormente dalla pianta dei piedi». Vale a dire, non è questione di facoltà, bensì di autentico stile vivo; ovvero di sangue; cioè, di antichissima cultura, di creazione in atto.

  5. Marpie ha detto:

    … metti la porporina sulle ali e… VOLA!

    à bientot, Marpessa

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