In viaggio …

con la mente e con il cuore.

Comincio da Parigi…

ma non so fino a dove arriverò….

molto lontano…

forse.

Un pomeriggio tra gli scaffali più antichi di Parigi con l’ultra-novantenne George, i suoi capelli bruciacchiati e le sue mele caramellate.

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Shakespeare & co, una “comune” tutta da sfogliare

Pareti tappezzate di cultura. Libri a migliaia. Dickens, Cervantes, Aristotele, Nietzsche. Volumi antichi rilegati in pelle, ma anche fotografie ingiallite dagli anni, articoli di giornale, lettere d’amore, poesie. Scaffali di legno, pieni zeppi fino al soffitto. È tutto fuori dal tempo e meravigliosamente polveroso. Siamo al numero 37 di rue de la Bûcherie, a due passi da Notre Dame, nel paradiso perduto di «Shakespeare & Company», la più bella libreria di Parigi.
Quella generazione perduta

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Tutto ha inizio nel 1919 quando la giovane statunitense Sylvia Beach decide di creare sulla rive gauche della Senna un centro di poesia inglese, ben presto crocevia di intellettuali e laboratorio culturale. Qui si raccolgono gli scrittori della cosiddetta “generazione perduta” da Hemingway a Ezra Pound, da Henry Miller a James Joyce che proprio qui, grazie a Sylvia, dopo anni di tentativi, riuscirà a pubblicare L’Ulisse.

Gli anni e le mode sono passati, ma qui tutto è rimasto come allora. Le scalette traballanti che portano al secondo piano, l’odore di legno vecchio degli scaffali, il silenzio. Una magia squisitamente demodé avvolge anche le persone che ci vivono, come George Whitman, l’attuale proprietario. Molti pensano sia il discendente di Walt Whitman, il celebre poeta americano del XIX secolo. Di certo i due hanno in comune, oltre al cognome, l’amore incondizionato per i libri.
Un covo di anarchici

C’è un viavai di giovani da ogni dove: Inghilterra, Irlanda, Polonia, Stati Uniti. «Siamo studenti, scrittori, viaggiatori squattrinati che soggiornano qui per qualche tempo», ci racconta Elisabeth, una statunitense in giro per l’Europa. «Vivo qui per qualche giorno grazie all’ospitalità di George», il quasi centenario che, dal canto suo, definisce il posto «un covo di anarchici camuffato da libreria». «Ricambiamo l’ospitalità con qualche lavoretto in cucina, facendo piccole riparazioni, impilando libri e lavando i pavimenti», spiega Anna, una giovane inglese. In cinque decenni almeno quarantamila sono stati gli ospiti di questa strana e un po’ fiabesca libreria.

Saliamo al primo piano. Un gatto nero dorme indisturbato su un divanetto. Accanto un ragazzo è immerso nella lettura delle dediche per George. Pezzetti di vita raccontati su un fazzoletto di carta, sul retro di una foto, su un biglietto usato della metro. Sono i giovani dell’eurogeneration che bussano alla porta di George (vedi scheda in basso).
Pollo al curry & scarafaggi

Non essere inospitale con gli stranieri, potrebbero essere angeli mascherati Lui accoglie, osserva, si compiace in silenzio. Sembra un attore hollywoodiano anni Trenta, solo un po’ invecchiato, con la barba rada e i capelli “sparati” e bianchissimi (che taglia in modo alquanto originale come si vede nel video al fondo).

Eppure il suo sguardo azzurro cielo non inganna. È sempre il ragazzo entusiasta di quando rilevò la libreria. È un uomo stravagante, un po’ angelico e un po’ diabolico: un vero “bohémien”. Sono le cinque del pomeriggio. Offre del tè e una fetta di torta, nel suo salotto, come ogni domenica. È qui che abita, da sempre, avvolto e coccolato dai suoi libri. C’è chi declama versi, chi conversa in inglese, chi ascolta e chi osserva gli scarafaggi sul muro (come me). C’è profumo di mele cotte caramellate e pollo al curry. È lui in persona che se ne occupa con Sylvia, la sua unica figlia. Bionda, poco più che ventenne, disinvolta e dolce come suo padre. Sarà lei a ereditare il tesoro di rue de la Bûcherie. Qui è tutto gestito alla vecchia maniera: niente carte di credito, niente loghi. Solo alcune frasi, dipinte sui muri, come quella che in sé racchiude lo spirito di questo posto incantevole: «Be not inhospitable to strangers lest they be angels in disguise» (non essere inospitale con gli stranieri, potrebbero essere angeli mascherati).

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D’obbligo comprare un libro, anche solo come ricordo, con il timbro della libreria «Shakespeare & Co. kilometer 0». Già, perché da Notre Dame parte il conteggio dei chilometri per sapere quanto si è distanti da Parigi. Intorno alla libreria tutto è cambiato. I turisti sbucano da ogni parte, il traffico, i ristoranti etnici, le botteghe di souvenir. Tutto è veloce, lontano, fastidioso. Ma si sa, la magia di Parigi è nascosta e bisogna cercarla. E chissà se un giorno, passerà ancora di qui.

www.cafebabel.com

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Informazioni su Anna Laura

Tutto cio' che non mi distrugge mi rende piu' forte.

Una risposta »

  1. stefano ha detto:

    Ammissioni :

    – la prima foto rappresenta nel modo migliore uno dei miei sogni segreti, avere uno studio “fatto così”

    – i testi e la seconda foto fanne pensare ad una sola cosa : consultare l’orario ferroviario per sapere a che ora parte il primo treno per Parigi…….a Parigi amo andarci in treno e, come ogni volta, uscire dalla stazione e sentirmi “a casa”.

    Un saluto, Stefano.

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