stringo i pugni

Stringo i pugni e sale la rabbia quando sento che la storia si ripete,e devo trovare le motivazioni per andare avanti e le risposte alle domande infinite.

Stringo i pugni fino a sentire le unghie nella carne,fino a vedere tutto bianco e avrei voglia di spaccare tutto,perchè non ci credo piu’.

Non credo piu’ che possa succedere.

Non credo piu’ che possa esistere.

Le favole a lieto fine non ci sono.

Solo sui libri che leggevo da bambina.

E apro gli occhi e il mondo non mi fa più paura.
Ormai conosco le regole.
Ormai posso giocare duro anch’io.

E un abbraccio di solidarietà per chi se lo merita.

*

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Informazioni su Anna Laura

Tutto cio' che non mi distrugge mi rende piu' forte.

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  1. stefano ha detto:

    Una mano che stringe forte un fiore purpureo e il palmo che si colora di rosso……è lo spirito del fiore o il sangue delle vene che lascia tracce sulla pelle ? Aprendo il palmo si può risolvere il dubbio e sapere se il “male” viene dall’interno o dall’esterno.

    A volte manca il coraggio di lasciare che la mano si distenda e riveli la verità……a volte è meglio consentire alla mente di rifugiarsi “altrove”.

    Altrove è il luogo,
    dove l’onirico incontra la fantasia….
    dove diminuisce la distanza da se stessi……
    dove chiudere gli occhi e fermarsi a pensare…..
    uno spazio intimo e riflessivo per rilassarsi…..

    Non è semplice costruirsi un “luogo che si chiama Altrove” ma sarebbe bello averlo….non per viverci ma per brevi soste dove prepararsi al “cambiamento”.

    Un saluto, Stefano.

  2. veneredea ha detto:

    Stringere i pugni è un gesto naturale, primordiale. Teniamo le mani in quella posizione da quando siamo ancora nel ventre materno. Nasciamo che abbiamo già le mani chiuse a pugno e passa qualche settimana prima che neonati riusciamo a distenderle.
    perchè? Per paura, forse….
    E’ un gesto che ripetiamo continuamente, nel corso della vita, per rabbia, per segnare una vittoria, per “trattenere”, anche simbolicamente, qualcosa o qualcuno che ci sta sfuggendo.
    perchè? per il medesimo motivo, forse….

    Stringere i pugni è come stringere i denti, significare lottare e non sempre ti tinge la pelle di rosso del sangue che la violenza del gesto può far fuoriuscire…E’ bellissima l’interpretazione di Stefano, ma di una tristezza sconfinata e dà il senso di una violenza subita e di rassegnazione. Forse mi sbaglio, se è così ti chiedo scusa.
    Come le parole che riporti, maipersempre, non credere che esista più, non credere che possa succedere ancora, che la storia si ripeta continuamente e che sia sempre la stessa. E allora, se così fosse, se fosse vero quello che riporti, perché stringere i pugni fino a far penetrare le unghie nella pelle? Per procurarsi dolore semplicemente o perché la forza di voler ottenere quello che non si ha più o si è perso è ancora viva?
    Le favole hanno lieto fine perché non potrebbe essere diversamente. Chi le leggerebbe, altrimenti?
    Ma la favola è esattamente, almeno per me, quello che per stefano è “Altrove”, una nicchia in cui rifugiarsi quando tutto intorno, che è la realtà, tenta di schiacciarti, di farti dire e pensare cose che non ti appartengono, dove ti riscopri e dove riesci, per fortuna, a capire che niente e nessuno può cambiare la parte migliore di te.
    E’ difficile, certo, ma il bisogno di avere “altrove” è così forte che arriva il momento in cui senti che dentro di te si sta facendo largo, perché è arrivato il “momento”. Basta continuare a crederci.
    Lo faccio ogni sera: dopo aver letto le pagine di un libro, spengo la luce, assumo la mia posizione preferita e fantastico su quello che vorrei fare e che potrei fare, evitando di ripensare alla giornata trascorsa, quella parte che mi allontana da me, che è fatta di condizionamenti e convenzioni, finisce nel momento in cui inizia il mio sogno.
    Le mie mani come sono messe? Una è aperta sotto il cuscino, l’altra chiusa a pugno.
    Entrambe le posizione (rispetto alla vita e al giorno dopo) mi saranno utili.
    Un abbraccio.

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