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La manutenzione
è una questione di decenza
un dettaglio neanche tanto
trascurabile
se di fatto non so mai
quante mani di correttore mettere
sull’intonaco crepato dei sorrisi
e dintorni
dove ricalco a misura
la demagogia del sole
sulle prugne gonfie d’estate.
E il ritocco finale di fard
sulle ragnatele accese
che non toglie più nessuno
un sogno di smalto che
lascio asciugare la notte
nelle mani – grandinegliocchi
annerendo infine sui contorni
ombretto
cipria
rossetto
sipario
Francesca Pellegrino
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E’ senza dubbio un hobby un po’ fuori dal normale
Non c’è bisogno di una barca .
Io infatti pesco da riva. O meglio dagli scogli.
Qui: a Zoagli ,il paesino della Liguria dove praticamente sono nata e dove torno appena posso.
C’è solo bisogno di una canna di bambu’ o semplicemente …di un cordino o di un filo di nailon abbastanza spesso e nel finale un piombino rivestito di uno straccio bianco,di una zampa di gallina o di un granchio.
Tutto qui.
Un po’ di pazienza e tante cose da pensare mentre si aspetta che abbocchi.
Io di solito scruto il fondale o gli anfratti tra gli scogli,per capire dove,se fossi un polpo ,andrei a nascondermi o a riposare.
E’ cosi’ che li trovo.
E non sbaglio quasi mai.
E dopo la pesca …..

Una cena con coloro che condividono le mie passioni.
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Siamo un po’ tutti degli emigranti
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mi voglio comprare
una strada in montagna
una casa no
una strada
lì ci andrò
tutte le domeniche
con la corriera
tutte le domeniche andrò
nella mia strada in montagna
farò amicizia con gli scoiattoli
porterò loro delle paste secche
andrò su e giù per la mia strada
su e giù, su e giù, su e giù
su
e
giù
finchè non mi faran male i piedi
poi, mi siederò in mezzo
sicuro di non essere messo sotto dalle auto
poiché la strada è mia
e le macchine non possono
darò alla mia strada un nome
tipo strada villanzona
o strada pannocchia
o strada dei gatti pezzenti
o strada montana catalana
o strada buiosa
e ci porterò la mia fidanzata
per baciarci
e farci all’amore
le mostrerò la vista sulle valli
e se lei vorrà
potrà pattinare sulla mia strada
coi pattini a rotelle
di notte accenderò le torce
per fare un po’ di luce
e canterò a squarciagola
le canzoni che so
e se gli scoiattoli vorranno
potranno unirsi a me
cantare
non berrò vino né mi drogherò
poiché voglio essere lucido
semmai danzerò fino allo stremo
per poi cadere esausto e contento
non ci saran dazi da pagare
per passare sulla mia strada
basterà sapere la parola d’ordine
e la parola sarà: “posso passare?”
mi comprerò una strada in montagna
non mi servono muri, soffitti o cessi
pisciare, piscerò nell’erba
mi piace pensare che voi mi capiate
sennò non è lo stesso
quindi sforzatevi
Guido Catalano
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Magritte
Considera che il grande amore e i grandi traguardi
implicano grandi rischi.
Quando perdi, non perdere la lezione.
Segui le tre R: Rispetto per sé, Rispetto per gli altri,
Responsabilità per tutte le tue azioni.
Ricorda che a volte non ottenere quello che chiedi
è un meraviglioso colpo di fortuna.
Impara le regole, così saprai quando infrangerle propriamente.
Non lasciare che un piccolo litigio rovini una grande amicizia.
Quando ti accorgi di aver fatto un errore,
agisci immediatamente per correggerlo.
Passa del tempo da solo ogni giorno.
Accogli a braccia aperte il cambiamento,
ma non abbandonare i tuoi valori.
Ricorda che il silenzio, a volte, è la migliore risposta.
Vivi una vita onorabile e onesta. Così, quando sarai più vecchio e te ne ricorderai, sarai capace di goderne ancora.
Un’atmosfera amorevole in casa è il fondamento della tua vita.
Se sei in disaccordo con i tuoi cari, affronta solo
la situazione corrente. Non tirare in ballo il passato.
Condividi le tue conoscenze. È un modo per raggiungere l’immortalità.
Sii gentile con la Terra.
Una volta all’anno, vai in qualche luogo che non hai mai visitato prima.
Ricorda che la migliore relazione è quella in cui l’amore tra i due è più grande del bisogno di stare insieme.
Giudica i tuoi successi secondo quello che
hai dovuto abbandonare per ottenerli.
Accostati all’amore e al cucinare con tranquillo abbandono.
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Una goccia
(Da: “La Boutique del Mistero”)
Una goccia d’acqua sale i gradini della scala.
La senti? Disteso in letto nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella?
Tic, tic, si ode ad intermittenza. Poi la goccia si ferma e magari per tutta la rimanente notte non si fa più viva. Tuttavia sale. Di gradino in gradino viene su, a differenza delle altre gocce che cascano perpendicolarmente, in ottemperanza alla legge di gravità, e alla fine fanno un piccolo schiocco, ben noto in tutto il mondo. Questa no: piano piano si innalza lungo la tromba delle scale lettera E dello sterminato casamento. Non siamo stati noi, adulti, raffinati, sensibilissimi, a segnalarla. Bensì una servetta del primo piano, squallida piccola ignorante creatura. Se ne accorse una sera, a ora tarda, quando tutti erano già andati a dormire. Dopo un po’ non seppe frenarsi, scese dal letto e corse a svegliare la padrona. “Signora” sussurrò “signora!” “Cosa c’e'?” fece la padrona riscuotendosi. “Cosa succede?” C’e’ una goccia signora, una goccia che vien su per le scale!” “Che cosa?” chiese l’altra sbalordita. ” Una goccia che sale i gradini!” ripeté la servetta e quasi si metteva a piangere. “Va, va” imprecò la padrona “sei matta? Torna in letto, marsch! Hai bevuto, ecco il fatto, vergognosa. E’ un pezzo che al mattino manca il vino nella bottiglia! Brutta sporca, se credi…” Ma la ragazzetta era fuggita, già rincattucciata sotto le coperte. “Chissà che cosa le sarà mai saltato in mente, a quella stupida” pensava poi la padrona, in silenzio, avendo ormai perso il sonno.
Ed ascoltando involontariamente la notte che dominava sul mondo, anche lei udì il curioso rumore. Una goccia saliva le scale, positivamente. Gelosa dell’ordine, per un istante la signora pensò di uscire a vedere. Ma che cosa mai avrebbe potuto trovare alla miserabile luce delle lampadine oscurate, pendule dalla ringhiera? Come rintracciare una goccia in piena notte, con quel freddo, lungo le rampe tenebrose? Nei giorni successivi, di famiglia in famiglia, la voce si sparse lentamente e adesso tutti lo sanno nella casa, anche se preferiscono non parlarne, come di cosa sciocca di cui forse vergognarsi. Ora molte orecchie restano tese, nel buio, quando la notte e’ scesa a opprimere il genere umano. E chi pensa ad una cosa e chi ad un’altra. Certe notti la goccia tace. Altre volte invece, per lunghe ore non fa che spostarsi, su, su, si direbbe che non si debba più fermare. battono i cuori allorché il tenero passo sembra toccare la soglia. Meno male, non si e’ fermata. Eccola che si allontana, tic, tic, avviandosi al piano di sopra. So di positivo che gli inquilini dell’ammezzato pensano di essere ormai al sicuro. La goccia -essi credono- è già passata davanti alla loro porta, ne’ avrà più occasione di disturbali; altri, ad esempio io che sto al sesto piano, hanno adesso motivi di inquietudine, non più loro. Ma chi gli dice che nelle prossime notti la goccia riprenderà il cammino dal punto dove era giunta l’ultima volta, o piuttosto non ricomincerà da capo, iniziando il viaggio dai primi scalini, umidi sempre, ed oscuri di abbondante immondizia? No, neppure loro possono ritenersi sicuri. Al mattino, uscendo di casa, si guarda attentamente la scala se mai sia rimasta qualche traccia. niente, come era prevedibile, non la più piccola impronta. Al mattino del resto chi prende più questa storia sul serio? Al sole del mattino l’uomo e’ forte, e’ un leone, anche se poche ore prima sbigottiva. O che quelli dell’ammezzato abbiano ragione? Noi del resto, che prima non sentivamo niente e ci si teneva esenti, da alcune notti pure noi udiamo qualcosa. La goccia e’ ancora lontana, e’ vero.
A noi arriva solo un ticchettio leggerissimo, flebile eco attraverso i muri. Tuttavia e’ segno che essa sta salendo e si fa sempre più vicina. Anche il dormire in una camera interna, lontana dalla tromba delle scale, non serve. Meglio sentirlo, il rumore, piuttosto che passare le notti nel dubbio se ci sia o meno. Chi abita in quelle camere riposte talora non riesce a resistere, sguscia in silenzio nei corridoi e se ne sta in anticamera al gelo, dietro la porta, col respiro sospeso, ascoltando. se la sente, non osa più allontanarsi, schiavo di indecifrabili paure. Peggio ancora però se tutto e’ tranquillo: in questo caso come escludere che, appena tornati a coricarsi, proprio allora non cominci il rumore? Che strana vita, dunque. E non poter far reclami, ne’ tentare rimedi, ne’ trovare una spiegazione che sciolga gli animi. E non poter neppure persuadere gli altri, delle altre case, i quali non sanno. Ma che cosa sarebbe poi questa goccia: -domandano con esasperante buona fede- un topo forse? Un rospetto uscito dalle cantine? No davvero. E allora -insistono- sarebbe per caso un’allegoria? Si vorrebbe per così dire, simboleggiare la morte? o qualche pericolo? e gli anni che passano? Niente affatto, signori: e’ semplicemente una goccia, solo che viene su per le scale. O più sottilmente si intende raffigurare i sogni e le chimere? Le terre vagheggiate e lontane dove si presume la felicità? Qualcosa di poetico insomma? No, assolutamente. oppure i posti più lontani ancora, al confine del mondo, ai quali mai giungeremo? Ma no, vi dico, non e’ uno scherzo, non ci sono doppi sensi, trattasi ahimè proprio di una goccia d’acqua, a quanto e’ dato presumere, che di notte viene su per le scale. Tic tic, misteriosamente, di gradino in gradino. E perciò si ha paura.
questo perché continuo ad avere molto poco da dire, e la goccia che sale le scale o la si sente o non la si sente e se la si sente può succedere di tutto.
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Non fidarti d’un bianco,
Un ebreo non ammazzare,
Non firmare mai un contratto,
Un banco in chiesa non affittare.
Non arruolarti nell’esercito;
Pigliare troppe mogli non bisogna;
Non scrivere mai per le riviste:
Non grattarti la rogna.
Metti sempre una carta sul sedile del cesso,
con la guerra sta in campana,
Tieniti pulito , non essere malmesso,
Non sposare una puttana.
Non pagare i ricattatori,
Gli avvocati tieni a bada,
Non fidarti degli editori,
O finirai in mezzo a una strada.
Tutti gli amici ti lasceranno
Prima o poi moriranno, lo sai,
Che la tua vita sia sana e pulita
E in paradiso li ritroverai.
Ernest Hemingway
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Jack VettrianoE’ la luna quella
Alla finestra, tanto grande e rossa?
Nella stanza nessuno?
Nessuno vicino al letto?
Ascolta; palpitano
I suoi passi giù per le scale
…o ai vetri è un battito d’ali?
Lei un momento fa
Sulla bocca mi baciava calda:
Calda come la luna nel sud
Quando splende rossa,
La luna che da abissi lontani
Segnò quei due baci.
E la luna ora va
Rannuvolandosi, ha frainteso!
Così giù nel mio sangue lenti
Affondano i miei baci, presto
Restando sommersi.
Non ci siamo capiti!
David Herbert Lawrence
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Cara Marilyn Monroe
tutti ti scrivono perchè
non dovrei farlo anch’io? a volte tu
appari la piu’ bella di qualunque creatura
sulla terra, e allora il mio cuore
vola a te,tu devi credermi
marylin se ti sposassi non
scriverei mai un filM per te,
nonstante sia uno scrittore,e anche
se mi interesso di sport,non ti
farei mai un goal.,ecco com’è
che sono io,che tipo di
uomo sono ,e come la penso
……………………..
se mi prometti che la tua vera
immagine sarà la stessa della tua
immagine sullo schermo,probabilmente
ti chiederò di sposarmi,sono
uno scrittore intelletttuale ebreo
amante di sport.Certe notti penso ,
mentre sono a letto,come deve esser
bello il tuo corpo,e non dico
quando la mano del re si infila
sotto le lenzuola mentre voi due
vi baciate,dico quando tu e io
ci baciassimo.Grazie a Dio non
m’interessano piu’ le tette,le tue
probabilmente mi farebbero perdere la
testa.Credo che riuscirei a restare
abbastanza calmo col tuo sedere e la tua
pancia da farti ragionevolmente
felice.Altrimenti potrei scrivere una
poesia per te,per il tuo compleanno
e il nostro anniversario o che so io.
……………………………..
Posso soltanto ripeterti che credo
riuscirei ad amarti,e certo
farei tesoro dell’opportunità.
In questo momento ho da fare con
un saggio che devo consegnare tra due
settimane,e devo proprio starci dietro.
Ma mi farebbe piacere stare con te se tu potrai
in qualunque momento
dopo il ventuno ,che è la data
di consegna del saggio.
Cercherò di scrivere una poesia per te
nel frattempo
il tuo affezzionatissimo,segreto ammiratore Joel.
JOEL OPPENHEIMER
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da quale pulpito viene la predica!!
Se Berlusconi fa ridere

www.brindaconpapi.blogspot.com
loro lo facevano ancora di piu’
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Pubblicato in Jazz, Musica | Contrassegnato da tag Arte, Cotton club, Jazz, lucio dalla, Musica, Nina Simone, Roberto Vecchioni | 1 Commento »

Avevo anch’io una 500 rossa fiammante.
La mia prima macchina.
Naturalmente comprata a rate,con il frutto del mio primo lavoro.
Non so quanti kilometri ho fatto con quella piccolissima macchina.
Al mare e in montagna.
AH…aveva anche il tettuccio apribile..proprio come le spaider.
Che bello che era andare a gironzolare in campagna.
Ma non solo.
Ogni fine settimana andavo alla casa al mare, al Tigullio Tigullio dove mi aspettavano una frotta di amici.
E’ li dove ho imparato a fare la doppietta.
Le discese sono molto ripide in quella zona…e poi subito le risalite.
Come la canzone di Battisti.
Superavo persino i camion sotto le gallerie per arrivare piu’ in fretta.
Ma era bello….
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Voglio
che tu mi dica
se c’è ancora
lo scalino
dove mi sedevo.
C’erano incisi due segni
a croce
in angolo.
Li ho fatti
con un coccio a punta
volevo
che si vedesse
per tanto tempo.
Se tu li tocchi
ancora ti parlano.
Se tu li tocchi
se tu ci sei
vorrei sapere
Antonella Giacon
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Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
L’amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi dolori.
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.”
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Vauro (Vauro Senesi) (1955)
Premiata macelleria Afghanistan

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Vorrei entrare dentro i fili di una radio
E volare sopra i tetti delle città
Incontrare le espressioni dialettali
Mescolarmi con l’odore del caffè
Fermarmi sul naso dei vecchi mentre Leggono i giornali
E con la polvere dei sogni volare e volare
Al fresco delle stelle,, anche più in là
Coro :
Sogni, tu sogni nel mare dei sogni.
Vorrei girare il cielo come le rondini
E ogni tanto fermarmi qua e là
Aver il nido sotto i tetti al fresco dei portici
E come loro quando è la sera chiudere gli occhi con semplicità.
Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
Per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove
Da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
Dov’è che si prende, dov’è che si dà
Coro :
Sogni, tu sogni nel cielo dei sogni
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La Zelata
Questo è uno dei punti piu’ belli del Ticino.
Da qui partivo ogni domenica . E la barca, quella coperta dalla plastica blu ,era
la barca con la quale si andava a pescare.
Questa è una lanca dove l’acqua è calma ,ma all’uscita si imbocca subito il fiume,con una corrente molto forte.
Era sempre una avventura nuova.
Perchè il fiume cambia.
E bisogna essere gente di fiume per poter raggiungere certi punti davvero fantastici.
I miei genitori e i loro amici lo erano.
Giornate splendide, che io ricordo con una sorta di allegra malinconia.
Visi cotti dal sole,mani ruvide e forti.
Niente poteva farmi paura.
All’imbrunire tornavamo stanchissimi, lasciando andare la barca in favore di corrente.
Non posso dimenticare il rumore dell’acqua spostata dai remi.
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